Thérèse Coffey, Segretaria di Stato per l’ambiente in UK: “Non sarò mai vegana”

Thérèse Coffey dichiara pubblicamente di mangiare carne e si schiera contro la scelta vegan: affermazioni forti, per di più perché arrivano da un'esponente di Governo che ricopre una carica legata alla tutela ambientale.

Nel mio piatto continua a esserci la carne, non preoccupatevi, non diventerò vegetariana o vegana“: con queste incredibili parole Thérèse Coffey, Segretaria di Stato per l’ambiente del Regno Unito, ha preso le distanze da quella che è ormai considerata all’unanimità la scelta alimentare più sostenibile per il Pianeta.

Questa affermazione è arrivata alla conferenza invernale della National Association of State Departments of Agriculture (NASDA) a Washington DC, durante un viaggio volto a discutere gli accordi commerciali tra il Regno Unito e gli Stati Uniti. Coffey ha anche aggiunto la sua approvazione per il sistema dell’agricoltura animale che, “con buoni metodi di allevamento rimane la cosa giusta da fare”.

Secondo il Guardian, questa è la prima volta che un ministro non statunitense ha avuto la possibilità di intervenire attivamente alla conferenza, ma a questo punto occorre chiedersi se sia stata una buona idea. Il fatto che, in questo periodo storico, un’esponente di un Governo si esponga in maniera così netta contro la scelta di non consumare carne è decisamente fuori luogo; il fatto che si tratti di una carica legata alla tutela ambientale aggrava non poco la questione, specialmente ora che la connessione tra agricoltura animale e crisi climatica è diventata quanto mai  chiara, evidente e pressante.

Consumo di carne e cambiamenti climatici: cosa dice la scienza

Viviamo in un periodo storico che vede i cambiamenti climatici come una delle minacce più gravi e impellenti alla sopravvivenza dell’intero Pianeta, e gli allevamenti intensivi giocano un ruolo primario in questo scenario. È di maggio dello scorso anno uno dei tanti report che sottolinea l’estrema urgenza del problema: gli esperti sottolineano che quasi certamente arriveremo a disattendere gli accordi di Parigi del 2015 sul clima – che prevedono di limitare il riscaldamento medio globale ben al di sotto dei 2ºC rispetto al periodo preindustriale, mantenendolo a 1,5ºC. Anzi: esiste quasi il 50% di possibilità che ciò accada proprio entro i prossimi 5 anni.

cambiamenti climatici

Ormai la scienza concorda nell’affermare che il passaggio a una dieta a base vegetale, con l’eliminazione dei prodotti di origine animale, è l’unico mezzo che ci rimane per fare fronte al problema: per esempio in un recente report dell’IPCC, il Panel scientifico ONU sul Cambiamento Climatico, si legge: “A livello globale, si stima che la transizione verso diete più vegetali – in linea con le raccomandazioni dell’OMS sul mangiare sano – potrebbe ridurre la mortalità globale del 6-10% e le emissioni di gas serra legate al cibo del 29-70% entro il 2050″. Ma anche: “Si prevede che la transizione a diete più basate sui vegetali ridurrà i decessi legati al clima in Canada, Stati Uniti e Messico entro il 2050, riducendo contemporaneamente le emissioni di gas serra legate al cibo pro capite in Nord America entro il 2050“.

Eppure, è chiaro anche che la responsabilità individuale non può e non deve essere l’unica leva su cui puntare per il cambiamento: le indicazioni – e le azioni concrete – dovrebbero arrivare “dall’alto”, perché solo con una presa di posizione da parte dei governi di tutto il mondo si potrebbe arrivare a una vera svolta. Le affermazioni del tutto anacronistiche di Thérèse Coffey, ma anche la completa inazione dell’Italia e di altri Paesi europei nei confronti della crisi climatica, la dicono lunga sulla rilevanza marginale che viene data all’emergenza più grave dei nostri tempi.

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