Trasporto animali vivi

Trasporto di animali vivi: una situazione aberrante, anche in Italia – VIDEO

Viaggi interminabili, temperature estreme, mancanza di acqua: il trasporto di animali vivi è un'attività terribile ma perfettamente legale, servono leggi più severe e controlli serrati.

Temperature roventi, sole cocente, corpi ammassati gli uni sugli altri per ore, spesso senza acqua: in estate, il trasporto di animali vivi destinati al macello è una piaga che coinvolge migliaia di esseri senzienti, sottoposti a stress e sofferenze indicibili. Una situazione che preoccupa le associazioni animaliste da tempo, e che è stata riportata sotto i riflettori in queste ore dall’associazione Essere Animali: documentando il viaggio di alcuni camion carichi di maiali sulle autostrade del Nord Italia, gli attivisti hanno riscontrato condizioni a dir poco terribili.

Con una temperatura esterna di 37-38°, gli animali vengono ammassati nei cassoni dei camion, dove le temperature – a causa dei materiali di metallo e del calore corporeo – superano abbondantemente i 40°C. Viaggi interminabili, durante i quali gli animali non hanno accesso all’acqua, ma vengono lasciati a boccheggiare sotto il sole cocente: ogni camion sosta 30 minuti davanti al macello prima di scaricare gli animali.

Trasporto di animali vivi: situazione shock, ma è tutto legale

Inutile dire che tutto questo, per quanto possa sembrare anacronistico e crudele, è perfettamente legale: la normativa attuale di riferimento a livello europeo è il REGOLAMENTO CE n. 1/2005 del 22 dicembre 2004 Sulla protezione degli animali durante il trasporto e le operazioni correlate, che risulta fumoso e vago rispetto alle effettive tutele da applicare per gli animali coinvolti.

Per esempio, anche se si specifica che gli animali non possono essere trasportati “in condizioni di sofferenza o che provochino lesioni inutili” e che “la durata del viaggio deve essere ridotta al minimo”, non ci sono disposizioni specifiche: l’interpretazione può quindi essere a discrezione dei trasportatori, con conseguenze terrificanti.

Basti pensare alle indicazioni fornite dalla normativa rispetto alle ore di viaggio consentite per ogni specie animale: come riporta Essere Animali, “vitelli, agnelli, capretti, maialini e puledri non svezzati dopo 9 ore di viaggio devono avere 1 ora di riposo, poi possono viaggiare altre 9 ore“; diverso è il discorso per bovini, ovini, caprini, suini, equidi domestici, che “devono riposare 1 ora dopo 14 ore di viaggio, poi possono viaggiare altre 14 ore”. Inutile dire che con “riposo” si intende anche semplicemente una sosta senza lo scarico degli animali dal camion: 60 minuti di immobilità con temperature roventi, atte solo a prolungare una già terribile agonia.

Non esistendo parametri oggettivi per monitorare le condizioni in cui avviene il trasporto di animali vivi, siamo di fronte a un’attività totalmente fuori controllo: gli animali arrivano a destinazione stremati, non di rado feriti e in condizioni di forte stress, senza contare che molti non riescono a sopravvivere a condizioni di viaggio così estreme. Le associazioni animaliste chiedono leggi più severe, subito: attraverso la campagna No Animal Left Behind, Essere Animali e altre ONG in Europa chiedono l’adeguamento delle normative alle conoscenze scientifiche ed etologiche attuali.

Quanto tempo dovrà passare, ancora, prima che venga finalmente messa la parola fine a queste aberrazioni, e che a tutti gli esseri senzienti vengano riconosciute la libertà, la dignità e il rispetto che meritano?

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Laura Di Cintio

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