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Guerra in Ucraina: il progetto di 2 sorelle vegan per sfamare fino a 500 persone

Con Lviv Vegan Kitchen, Marta Ostrovska e Oksana Khomien danno da mangiare fino a 500 persone al giorno cibo vegan nutriente, lanciando un segnale forte e chiaro alla guerra: anche a partire dalla tavola ci si oppone alla violenza dei conflitti.

Da quando le truppe russe hanno invaso l’Ucraina nel febbraio 2022, alle sorelle Marta Ostrovska e Oksana Khomien è subito stata chiarissima la necessità di lasciare il proprio lavoro e lanciarsi in un progetto che potesse aiutare a nutrire i connazionali al meglio e in modo 100% vegan durante tutta la durata del conflitto. È così che vede la luce Lviv Vegan Kitchen, iniziativa che fornisce aiuti alimentari ancora oggi vitali per tantissime persone in tutto il Paese e che riesce a sfamare fino a 500 ucraini al giorno, lanciando anche un messaggio lampante: il cibo vegan è quello della non-violenza.

La storia di Lviv Vegan Kitchen, il progetto che sfama ogni giorno centinaia di ucraini in guerra

Non appena il conflitto in Ucraina ha avuto inizio, le due sorelle Marta e Oksana si sono lasciate alle spalle la propria azienda che produceva gioielli fatti a mano e decorazioni per la casa per dar vita a Lviv Vegan Kitchen (o LVK), con la speranza di riuscire a dar da mangiare cibo sano e nutriente a quante più persone possibile nei duri mesi di guerra, specialmente quelle vegan.

LVK, come racconta la testata VegNews, ha cominciato le proprie operazioni nella cucina di un ristorante vegano di un amico delle due sorelle, Vega Room, per fornire quanto meno un aiuto agli ucraini vegani che durante la guerra non sempre trovano alimenti in linea con la propria scelta etica. Da ricordare che, almeno prima del conflitto con la Russia, un 2% della popolazione ucraina si riconosceva come vegan, a cui si aggiunge un 11% di persone vegetariane. Ecco che quindi LVK, situato come si intuisce dal nome proprio a Lviv – anche conosciuta come Leopoli in Italia – diventa in breve tempo un vero e proprio faro di speranza per tutti i vegani che non avevano accesso a razioni di cibo veramente indicate per loro: con le catene di approvvigionamento interrotte, da febbraio 2022 è diventato presto difficile reperire alternative alla carne o prodotti vegan.

L’intervento del fondatore di Tofurky

“Nei primi giorni facevamo volontariato a caso”, ha spiegato Ostrovska a VegNews “e durante il volontariato notturno alla stazione ferroviaria di Lviv, ci siamo rese conto che non ci fossero opzioni vegane: abbiamo capito che era il momento di agire”.

In questa storia di tenacia e solidarietà, si inserisce poi Seth Tibbot, fondatore dell’azienda vegan Tofurky Company che dopo aver raccolto la storia di un’attivista per i diritti animali uccisa dai soldati russi dopo aver consegnato cibo per cani in un rifugio, si mette in cerca di ucraini vegan per capire come poter dare una mano durante il confitto. Ecco che arriva il contatto con LVK e la decisione di spedire in Ucraina integratori di vitamina B12 masticabili per i bambini, così come diverse raccolte fondi per migliorare le catene di approvvigionamento di prodotti vegan in un Paese in guerra.

Una sfida quotidiana tra le difficoltà della guerra

LVK è un’iniziativa straordinaria anche per le condizioni in cui le due sorelle sono costrette a operare durante il conflitto. Non solo l’approvvigionamento di cibo è complicato, ma anche la sua preparazione: l’elettricità è limitata e ha richiesto a Marta Ostrovska e Oksana Khomien di comprare un generatore e un serbatoio che possano dar loro supporto in cucina durante le 4 ore di elettricità programmate durante la giornata.

A dare loro assistenza, anche torce elettriche e power bank, così come i piatti usa e getta che sono diventati necessari per la mancanza di acqua calda con cui lavare normali stoviglie. Lavorando in queste condizioni e a ritmi pressanti, le sorelle riescono a nutrire fino a 500 persone al giorno nel loro ristorante. “Tutto questo ci rende felici, perché avere un senso di sicurezza è qualcosa che manca a tutti durante la guerra, specialmente alle persone che hanno lasciato le loro case per salvarsi la vita”. Molte persone che prima del conflitto snobbavano il veganismo ci si sono avvicinati proprio grazie all’attivismo delle due sorelle: “Ora alcune di loro non vogliono più mangiare carne”. 

Motivo di orgoglio per le due sorelle, che si sono avvicinate alla scelta vegan proprio perché mosse dalla volontà di vivere una vita pacifica e senza violenza: è anche così, a partire dalla tavola, che ci si oppone agli orrori della guerra. “Le persone hanno bisogno di qualcosa di opposto allo stress e alla violenza a cui assistono e sperimentano. La scelta vegan è l’opposto della violenza”.

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