UE: entro il 2023 sarà approvata la legge per abolire l’allevamento in gabbia

Entro il 2023 arriverà la proposta di legge per il definitivo stop all'allevamento in gabbia entro il 2027: una svolta importantissima, che punta a migliorare il benessere di oltre 300 milioni di animali. Una tappa, ma non un traguardo.

Accogliendo la richiesta del Parlamento Europeo delle scorse settimane, la Commissione Europea si impegna a presentare entro il 2023 una legge che preveda l’eliminazione graduale ma totale dell’allevamento in gabbia entro il 2027. La notizia è stata diffusa in queste ore in conferenza stampa dalla Commissaria europea alla salute, Stella Kyriakides, accogliendo la richiesta della petizione dei cittadini europei End the Cage Age. Quest’ultima, lo scorso ottobre, ha permesso di presentare alla Commissione Europea circa 1,4 milioni di firme di altrettanti cittadini, proprio per mettere fine alle gabbie negli allevamenti di tutta Europa.

Una svolta storica, che permetterà ai 300 milioni di animali che in Europa sono ancora allevati in gabbie di contenimento – galline, conigli, scrofe, oche, vitelli, anatre – di vivere una vita più dignitosa. Il cambiamento sarà incentivato con un sostegno economico per gli allevatori, in modo che possano adeguare la propria attività alle nuove leggi. In generale, l’Europa andrà incontro a un innalzamento degli standard minimi sul benessere animale, che riguarderanno anche le importazioni di animali da Paesi extraeuropei. Le tempistiche sono piuttosto brevi: la Commissione dovrà emanare entro la fine del prossimo anno la proposta di legge, che verrà presentata nel 2023 e che dovrà essere approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’UE prima di entrare effettivamente in vigore.

Questi progetti rientrano all’interno del Green Deal europeo, il piano d’azione elaborato dall’UE per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, e in generale un’economia sostenibile, efficiente dal punto di vista dell’impiego delle risorse e competitiva a livello globale. All’interno di questo piano ambizioso, nel maggio del 2020 la Commissione Europea ha adottato anche la strategia Farm to Fork, per rendere più sostenibile a livello ambientale la catena agroalimentare europea. All’interno di questo progetto, rientra anche un lavoro sulle leggi europee che riguardano il benessere degli animali negli allevamenti: l’obiettivo è modificare le norme vigenti, ampliare il campo di applicazione della legislazione e allinearla con le ultime evidenze scientifiche fornite dall’EFSA, rendendola anche più facile da applicare a livello comunitario.

Benessere animale e allevamenti: il nostro punto di vista

Partiamo col dire che siamo di fronte a una decisione storica, che segna una svolta nella tanto breve quanto crudele storia degli allevamenti intensivi. Ricordiamo che questa modalità di produzione è stata la risposta, all’inizio del secolo scorso, all’esplosione della domanda di prodotti di origine animale a livello globale. “Massima resa, minima spesa” è la ratio che guida la produzione intensiva, nella quale gli animali si trasformano in vere e proprie macchine da produzione, che hanno il diritto di vivere solo fino a quando risultano redditizi. Quando la produttività cala e non è più in linea con gli standard richiesti in un allevamento intensivo, finisce la loro utilità, e con essa anche la loro vita.

Il macello è la tappa finale obbligata per qualsiasi animale all’interno di un allevamento intensivo, molto spesso dopo una brevissima esistenza in condizioni aberranti. Le immagini diffuse dalle associazioni animaliste, testimoniano cosa accade davvero negli allevamenti, e ci parlano di animali ammassati uno sull’altro, spesso sofferenti o moribondi, costretti a sopravvivere in condizioni igienico-sanitarie al limite della legalità. In quanto “oggetti” – e non più soggetti – all’interno di una logica di produzione industriale, sono privati della libertà e della vita, in una società che lo considera giusto e “normale”.

Accogliamo questa notizia con grandissimo entusiasmo, e apprezziamo che la questione sia sempre più esaminata e discussa, ma vogliamo sottolineare che la fine dell’allevamento in gabbia non è un traguardo. Come persone e come Network, ci auguriamo che migliorare le condizioni di sfruttamento non sia l’obiettivo finale da raggiungere per gli animali rinchiusi negli allevamenti.

Non si può parlare di “benessere” in riferimento a una brevissima vita – spesso di stenti – all’interno di un allevamento, che ha come ultima tappa il macello. Per arrivare a un sistema alimentare che sia veramente etico e sostenibile, la fine dell’allevamento in gabbia deve essere solo un passaggio intermedio verso la liberazione animale.

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