UE: verso il divieto di uccidere i pulcini maschi negli allevamenti?

In questi giorni è stata presentata alla Commissione Europea la richiesta di una normativa per vietare a livello europeo l'uccisione dei pulcini maschi negli allevamenti. A lanciare l'iniziativa i Governi di Francia e Germania, che entro il 2022 saranno i primi Paesi al mondo a vietare per legge questa pratica.

L’Unione Europea potrebbe presto dire addio all’uccisione sistematica dei pulcini maschi negli allevamenti: lunedì 19 luglio il Consiglio Agrifish, che riunisce i ministri di tutti gli Stati membri dell’UE impegnati nei settori di agricoltura e pesca, ha discusso la possibilità di porre fine a questa pratica come parte della prossima revisione della normativa in materia di benessere degli animali, prevista entro il 2023. La proposta è stata presentata al Consiglio dalle delegazioni di Francia e Germania, supportate anche da Austria, Irlanda, Lussemburgo, Portogallo e Spagna.

Gli Stati membri dell’UE si schierano dunque contro una pratica che, sebbene sia assolutamente legale in Europa, è considerata crudele e controversa. Solo sul territorio europeo, ogni anno vengono uccisi 260 milioni di pulcini maschi subito dopo la schiusa. Una pratica comune sia negli allevamenti che producono uova, dove gli animali “redditizi” per ovvie ragioni sono le femmine, sia nell’industria della carne di pollo, dove si scartano gli animali deboli e troppo piccoli. I pulcini considerati “inutilizzabili” – perché maschi o perché inadeguati alla crescita ai ritmi dell’allevamento – vengono gassificati, soffocati o gettati all’interno di macchinari che li triturano ancora vivi.

Questa pratica è normata dal Regolamento CE n. 1099/2009 del 24 settembre 2009 relativo alla “protezione degli animali durante l’abbattimento“. La normativa contempla tutti i metodi utilizzati dall’industria dell’allevamento per abbattere gli animali, e per i pulcini prevede che il metodo di eliminazione procuri la morte istantanea: “Il dispositivo deve essere munito di lame a rapida rotazione o protuberanze di spugna – si legge nel regolamento – La capacità del dispositivo deve essere tale che tutti gli animali, anche se numerosi, vengano istantaneamente uccisi”.

Pulcini maschi: dall’uccisione alla rilevazione del sesso prima della nascita

L’alternativa proposta è l’introduzione a livello europeo della tecnologia in-ovo sexing, che tramite appositi macchinari consente di stabilire il sesso del pulcino prima della nascita. In questo modo, verrebbero alla luce solo future galline ovaiole, risparmiando di fatto i pulcini maschi mai nati. A dire il vero, questa tecnologia esiste già ed è stata messa a punto qualche anno fa in Germania, ma potrebbe diventare la prassi su tutto il territorio europeo. Germania e Francia hanno già agito e, grazie a questa tecnologia, entro il 2022 diventeranno i primi due Paesi al mondo a vietare l’uccisione dei pulcini maschi negli allevamenti.

Siamo di fronte a quella che potrebbe essere una svolta storica per l’Europa, ma che porta con sé una serie di riflessioni indispensabili. Negli ultimi anni l’attenzione e la sensibilità dei consumatori sul tema del benessere animale negli allevamenti sono aumentate, e l’industria ha risposto con una serie di provvedimenti volti a migliorare le condizioni di vita degli animali. Il punto è che fin troppo spesso si agisce per modificare la percezione che il consumatore ha dello sfruttamento animale, non per eliminarlo. Ben venga una normativa che tuteli i pulcini maschi nell’industria avicola o l’abolizione dell’allevamento in gabbia entro il 2023 in Europa, ma forse dovremmo fare un passo ulteriore, e mettere in discussione l’esistenza stessa degli allevamenti.

Le immagini diffuse dalle associazioni animaliste testimoniano cosa accade davvero in queste strutture, e ci parlano di animali ammassati uno sull’altro, spesso sofferenti o moribondi, costretti a sopravvivere in condizioni igienico-sanitarie al limite della legalità. In quanto “oggetti” – e non più soggetti – all’interno di una logica di produzione industriale, sono privati della libertà e della vita, in una società che lo considera giusto, necessario e “normale”.

Crediamo che il welfarismo, volto a migliorare le condizioni di vita degli animali, senza però mettere in discussione la pratica stessa dell’allevamento, sia inaccettabile. Non dobbiamo agire per migliorare (sempre secondo il nostro punto di vista) le modalità in cui miliardi individui diventano cibo, abbigliamento o fonte di intrattenimento. Dobbiamo semplicemente smettere di avere il diritto di poterlo fare.

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Crediti foto in apertura: Essere Animali

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