UK verso lo stop alle aragoste bollite vive. Intanto, il Crustastun le stordisce a 110 volt

Il Regno Unito considera la possibilità di vietare la pratica di bollire vive le aragoste, già vietata in altri Paesi. Intanto, molti ristoranti inglesi utilizzano un macchinario che, tramite l'elettrocuzione, le rende incoscienti prima di finire nell'acqua bollente. Quanto ancora dovremo aggirare le questione sul benessere animale, prima che si arrivi a soluzioni concrete?

Bollire le aragoste vive è “una pratica crudele e inutile”: con questa motivazione il Governo britannico, nell’ambito del piano di azione emanato per modificare le leggi sul benessere animale, potrebbe presto vietare questa prassi controversa. Come riporta il Times, oltremanica si discute sulla possibilità di stabilire per legge che aragoste, granchi, polpi, calamari e altri invertebrati provino dolore, riconoscendoli formalmente come “esseri senzienti”.

Il progetto di un rinnovamento delle leggi attuali, noto come Animal Sentience Bill, è stato reso noto di recente ed è al voto alla Camera dei Lord, ma per ora riguarda solo gli animali vertebrati. In risposta alle proteste delle associazioni animaliste, il Governo britannico si è detto pronto a introdurre un emendamento per includere in queste misure anche crostacei e molluschi cefalopodi.

Questo comporterebbe anche il divieto di bollire vive le aragoste, pratica controversa che ha visto lo scorso anno i veterinari membri della British Veterinary Association, chiedere l’obbligo per i ristoranti di stordire gli animali prima di gettarli nell’acqua bollente. Una richiesta sulla scia di numerose ricerche che hanno dimostrato come questi animali – e, in generale, gli invertebrati – provino dolore: la necessità, secondo gli esperti, è di trovare un metodo di uccisione “più umano”, riducendo al minimo le sofferenze degli animali coinvolti.

Crustastun: il macchinario che rende tutto “più umano”

Ecco allora che alcuni chef e ristoratori in Regno Unito – tra i quali anche l’ex giudice di Masterchef, Giorgio Locatelli, proprietario di uno dei ristoranti più noti di Londra – si sono fatti portavoce di quello che è considerato un “metodo rivoluzionario” per risolvere il problema. Come la Locanda di Locatelli, molti ristoranti in UK utilizzando il Crustastun, un macchinario che stordisce le aragoste in un secondo, con una scossa elettrica da 110 volt.

Lo stesso Locatelli ha riferito alla stampa di aver cercato per molto tempo un’alternativa alla pratica di bollire vive le aragoste: angosciato da quelle che lui stesso definisce come le grida dei crostacei buttati in pentola, ha introdotto nel suo ristorante stellato questo macchinario già nel 2014. “Secondo me – ha dichiarato – non è solo un metodo più umano per uccidere le aragoste, ma migliora anche la qualità della carne. Molti anni fa, mia moglie ha visto uno chef mettere un’aragosta viva in una pentola nella nostra cucina e mi ha quasi chiesto il divorzio. Da allora, abbiamo utilizzato questa macchina straordinaria.”

Il congegno, messo a punto dai ricercatori dell’Università di Bristol, nel tempo è stato adottato da molti ristoranti d’oltremanica per “motivazioni etiche”. Storditi dalla scossa elettrica del Crustastun, poco più grande di una valigetta, gli animali sarebbero incoscienti nel momento in cui vengono uccisi. Incoscienti per effetto dell’elettrocuzione, ma tecnicamente ancora vivi.

La Svizzera è stata, nel 2018, il primo Paese a vietare la cottura dei crostacei vivi; da allora hanno seguito il suo esempio Norvegia, Nuova Zelanda, Austria e alcune zone dell’Australia.

Aragoste: perché si cucinano vive?

Il motivo nascosto dietro a quella che nel 2021 è certamente da considerare una pratica anacronistica e crudele, è che le aragoste devono essere uccise e cucinate vive, subito dopo essere state prelevate dall’acqua di mare. Fuori dall’acqua, si seccano e perdono peso molto rapidamente, ma rischiano anche di diventare un serbatoio per agenti patogeni potenzialmente pericolosi per i consumatori, che potrebbero andare incontro a intossicazioni alimentari anche gravi. Meglio quindi ucciderle e cucinarle in una volta sola, ragiona la maggior parte degli chef.

Alcuni utilizzano un metodo di macellazione di ispirazione orientale, che prevedere di perforare il cervello e i centri nervosi dell’animale con uno strumento affilato: la morte è istantanea. Altri preferiscono mettere granchi e aragoste in freezer per almeno due ore prima di cucinarli: questo fa in modo che entrino in una sorta di coma, ma difficilmente i grandi ristoranti acconsentono a perdere prezioso spazio nel congelatore per fare posto ai crostacei da “anestetizzare”.

Il nostro punto di vista sulla questione

Ancora una volta ci troviamo a scrivere di un argomento che, ai nostri occhi, non dovrebbe neanche essere motivo di discussione. Com’è possibile che nel 2021 sia ancora considerato accettabile bollire vivi degli esseri viventi, solo per soddisfare il palato di qualcuno? L’invenzione di un macchinario per rendere l’uccisione delle aragoste “più umana” è la misura di quanto in là si sia spinta la crudeltà (e l’ottusità) umana.

Aggirare il problema sembra essere la soluzione più gettonata quando si parla di benessere animale: un po’ come lo stop all’allevamento in gabbia in Europa, anche in questo caso siamo di fronte a soluzioni pensate per pulire le coscienze, mantenendo pressoché inalterate tradizioni e usanze aberranti. Si agisce solo per modificare la percezione che il consumatore ha della sofferenza animale, non per eliminarla.

Il punto non è smettere di bollire vive le aragoste nei ristoranti, e nemmeno fornire a un vitello lo spazio adeguato in allevamento, prima di finire al macello. Il punto è fare un passo ulteriore, è che dobbiamo smettere di uccidere essere senzienti per soddisfare i capricci dell’uomo. Non dobbiamo agire per migliorare (sempre secondo il nostro punto di vista) le modalità in cui questi individui diventano cibo, abbigliamento o fonte di intrattenimento. Dobbiamo semplicemente smettere di crederci in diritto di poterlo fare.

Gandhi diceva che la civiltà di un popolo si misura anche nel modo in cui tratta gli animali: probabilmente potremo dire di vivere in una società “civile” solo quando vedremo nel Crustastun non una soluzione alla sofferenza animale, ma l’ennesimo incentivo per nasconderla e giustificarla.

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