vegani antispecismo

Vegani: antispecismo come filosofia di vita

Cos'è lo specismo, e perché i vegani lo combattono con l'antispecismo? Alla base della scelta di vita vegan c'è l'idea che gli animali siano tutti uguali e debbano godere degli stessi diritti.

Essendo legata strettamente a istanze etiche, la filosofia vegan è spesso associata al concetto di antispecismo: ma cosa significa esattamente e perché i vegani fanno dell’antispecismo la propria filosofia di vita? Facciamo chiarezza. Obiettivo di chi è antispecista è mettere la parola fine alle sofferenze di chi non ha voce né modo per difendersi. Come? Attraverso scelte quotidiane, consapevolezza ed empatia verso le persone, gli animali e l’ambiente. 

Si parla di specismo, infatti, in riferimento alla convinzione (infondata) per cui l’essere umano sia superiore alle altre forme di vita, attribuendosi diritti del tutto ingiustificati sulle altre specie. Questa ideologia spinge chi la condivide a credere che le persone abbiano il diritto di sfruttare animali, piante, risorse come strumento dato dalla natura per soddisfare le proprie necessità e raggiungere i propri scopi. 

Lo specismo, mettendo al centro dell’esistenza l’essere umano e le sue necessità, innesca un circolo vizioso fatto di violenza e sfruttamento che spinge le persone a credere che per in qualunque contesto sia giustificabile sottomettere, sfruttare e uccidere altri esseri viventi.

Questa ideologia permea l’agire umano da sempre, seppure con declinazioni differenti: a seconda delle culture e delle tradizioni di riferimento, porta a un’ulteriore discriminazione tra le specie animali, come tra animali domestici e da allevamento. I primi sono da coccolare e proteggere, gli altri vengono ridotti a ingredienti, parti di indumento e oggetto di intrattenimento.

Va da sé che questo pensiero sia in netto contrasto con la filosofia vegan ed è il motivo per  cui i vegani lo combattono con le loro scelte alimentari e di vita. 

Le radici dell’antispecismo

Il termine specismo è stato usato per la prima volta nella seconda metà del ‘900: precisamente nel 1970, quando lo psicologo di Oxford Richard D. Ryder utilizzò questo termine in un volantino contro gli esperimenti sugli animali per definirne l’abuso privo di ragioni razionali e basato esclusivamente su motivazioni egoistiche. Esattamente l’anno dopo, lo stesso psicologo in un saggio mise a confronto lo specismo e il razzismo, portando a galla le analogie tra le due correnti di pensiero e identificandone la causa: un pregiudizio infondato.  

Questo termine, però, iniziò ad assumere i connotati attuali solo nel 1975, quando il filosofo Peter Singer pubblicò il libro “Liberazione animale”. In questo saggio l’autore definisce nuovamente il significato di Specismo, interpretandolo come un atteggiamento protettivo che porta a tutelare gli interessi di una determinata specie a discapito delle altre. Secondo Singer, è proprio la diseguaglianza a spingere le persone a credere in differenze, ingiustificate e prive di basi scientifiche, che pongono una specie (nel caso dello specismo), un’etnia (nel caso del razzismo) e un genere (nel caso del sessismo) al di sopra di altre. Singer stesso, in un periodo in cui ancora si parlava poco di queste violazioni dei diritti, li identificò, li mise a confronto e li spiegò nei loro schemi irrealistici. 

vegani antispecismo
Anche Tom Regan, filosofo contemporaneo di Singer, studiò e definì lo specismo nelle sue connotazioni deontologiche e lo criticò a livello ideologico e culturale, sottolineando che gli animali vivono esperienze simili a quelle umane, quindi, meritano che gli vengano riconosciuti gli stessi diritti.

Allo specismo, nel tempo, si è – come abbiamo detto – contrapposto l’antispecismo, movimento sociale che chiede la parità tra le specie e sottolinea la necessità di attuare comportamenti in equilibrio con gli ecosistemi per ridurre la distanza che abbiamo messo tra noi e la natura, tra gli esseri umani tra di loro e i diversi generi e tra le persone e gli animali. 

Ricapitolando, dunque, chi è vegano non accetta e non può accettare l’oppressione di nessun animale: una visione del mondo che in molti – onnivori, vegetariani, flexitariani – condividono e rispettano spesso a livello teorico, ma non a livello pratico: chi dice di amare gli animali ma poi compra prosciutto cotto, salmone o tonno, sta infatti amando soltanto alcuni animali, quelli che per cultura e tradizione riconosciamo come affini o nostri amici. Amare – o quantomeno rispettare – davvero gli animali non umani non può prescindere da escludere discriminazioni tra specie di serie A – cani, gatti, delfini o balene – e animali di serie B, che la società continua a sfruttare lontano dagli occhi di chi, dicendosi animalista, non si rende conto di supportare lo sfruttamento sistemico di esseri con cui condividiamo questo pianeta, che non nascono certo con un ruolo predefinito all’interno della società: quando riusciremo a liberarci dell’idea che alcuni animali possono accompagnarci al ristorante o mentre ceniamo a casa e altri sono quelli che ci vengono serviti nel piatto ogni giorno?  

Leggi anche: Ma gli altri animali si mangiano tra di loro, perché non possiamo mangiarli anche noi?

Scegli i prodotti certificati VEGANOK e sostieni così la libera informazione!


Solo con la partecipazione di tutti potremo fare la differenza per la salvaguardia del pianeta.

Scarica gratuitamente il nostro magazine

Leggi altri articoli