Vegani e contenti: uno studio associa la scelta plant-based a una maggiore felicità

In media, i vegani si considerano più felici degli onnivori, e lo stigma verso la scelta plant-based è minore rispetto a quello che si potrebbe pensare: ecco cosa emerge da uno studio realizzato di recente dall'organizzazione Tracking Happiness.

I vegani sono mediamente più felici di chi consuma carne e derivati animali: ad affermarlo è uno studio realizzato dall’organizzazione Tracking Happiness. La ricerca ha coinvolto 11.537 persone negli Stati Uniti, raggruppate in quattro categorie: vegani (1.179), vegetariani (948), pescetariani (422) e onnivori (8.988). Alla domanda rispetto alla valutazione del proprio livello di felicità nell’ultimo anno, il punteggio medio – in una scala da 1 a 10 – era di 6,9; analizzando questi dati in relazione all’alimentazione degli intervistati, è emerso che gli onnivori hanno ottenuto il punteggio più basso (6,8), mentre i vegani hanno ottenuto il 7% in più.

Ma non è tutto, perché dai dati risulta che le persone più felici si considerano più propense a diventare vegane in futuro. Degli 8.988 onnivori che hanno partecipato al sondaggio, infatti, coloro che hanno riportato un livello di felicità più elevato hanno anche manifestato maggiori probabilità di scegliere una dieta 100% a base vegetale in futuro.

Un altro dato interessante riguarda lo stigma che ruota attorno alla scelta vegan: al contrario di quello che si potrebbe pensare, gli stereotipi negativi sui vegani non risultano così pervasivi, e non influenzano in maniera netta il giudizio delle persone non vegane. Nel sondaggio, in risposta alla domanda “Qual è la tua opinione sui vegani (o sul veganismo)?“, emerge che meno del 15% delle persone ha un’opinione negativa dei vegani e del veganismo in generale.

sentimento per i vegani tutti gli intervistati

Un altro dato rilevante che conferma come siano i più giovani (e in particolare i Millennials) a scegliere una dieta plant-based, riguarda l’età dei partecipanti al sondaggio e la loro propensione alla scelta di una dieta a base vegetale. In media, le persone più anziane manifestano meno probabilità di adottare una dieta 100% vegetale, mentre i giovani nella fascia di età tra i 16 e i 30 anni risultano i più interessati al cambiamento, seguiti dalle persone nella fascia 31-45 anni. Anzi, i giovani manifestano una forte propensione a ridurre il consumo di alimenti di origine animale, e questa è considerata una leva importante verso lo shift completo dei consumi: parliamo del 220% di probabilità in più di adottare una 100% vegetale in futuro.

Quando “plant-based” fa rima con “mainstream”

Ormai da molto tempo si parla del successo indiscusso della scelta plant-based a livello globale: negli ultimi anni sempre più persone vi si avvicinano spinti da diverse motivazioni, e il risultato è l’ascesa dei consumi dei prodotti alternativi a quelli di origine animale. Secondo Tracking Happiness, questo cambiamento viene abbracciato per 4 motivazioni differenti, così suddivise:

motivo della dieta tutti gli intervistati 2

Il 32% dei vegani e dei vegetariani intervistati afferma che la sostenibilità ambientale è il motivo principale che li ha portati a eliminare la carne e gli alimenti di origine animale. A seguire, una preferenza di carattere personale e la questione etica. Quello che è certo è che la scelta vegan sia sempre più diffusa, e che stia diventando il new normal. Oggi il mercato offre una varietà di prodotti vegetali impensabile fino a qualche anno fa, e anche le grandi aziende si stanno adattando al cambiamento. Il fatto che, per esempio, la fake meat sia riuscita a raggiungere i menu di un fast food del calibro di McDonald’s, dà l’idea della portata del fenomeno. Questa operazione “normalizza” le opzioni vegetali: non più prodotti di nicchia reperibili in piccoli negozi specializzati, ma parte integrante del menu di un fast food che rappresenta da decenni un’abitudine di consumo per milioni e milioni di persone nel mondo, e che sicuramente ha contribuito a plasmare il sistema alimentare attuale. Pensiamo poi all’accessibilità alle opzioni vegetali che è ormai una costante praticamente in tutto il mondo: quando un consumatore entra in un ristorante che offre opzioni 100% vegetali, ha la possibilità di scegliere. E questa possibilità genera consapevolezza.

Perché ci interessa questo argomento? – spiega Hugo Huijer, fondatore di Tracking Happiness – Perché crediamo che felicità e sostenibilità vadano di pari passo. Il comportamento sostenibile è legato a una maggiore salute mentale, motivo per cui è così importante parlare del consumo di prodotti animali. Siamo approdati a questo argomento di studio quando abbiamo scoperto che i dati sullo stigma dei vegani e sulla felicità sono carenti oppure obsoleti. E poiché è chiaro che in genere le persone cambiano opinione solo di fronte a nuovi dati e fatti, vogliamo fornire una fonte significativa di informazioni che possa stimolare questo cambiamento. Ci auguriamo sinceramente che i nostri risultati aiutino le persone a prendere decisioni informate in materia di sostenibilità, felicità e consumo di prodotti animali”.

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