Vegani uccidono animali

Ma è vero che anche i vegani uccidono animali?

Se è vero che anche i vegani uccidono gli animali (seppure involontariamente), per molti questo basta a giustificare il consumo di carne. Ecco perché non è così.

Una delle argomentazioni più frequenti fra i detrattori della scelta vegan riguarda l’impatto che quest’ultima ha sulle altre forme di vita: secondo alcuni, anche i vegani uccidono animali e questo sarebbe sufficiente a giustificare il consumo di carne, vestendo il veganismo di un velo di ipocrisia. Ma da dove nasce questa affermazione e, soprattutto, quanto c’è di vero in tutto questo?

Questa argomentazione riguarda gli animali uccisi nella coltivazione dei cibi di origine vegetale: non solo topi, conigli, rane e uccelli direttamente vittime dei macchinari usati in agricoltura, ma anche morti “collaterali” di animali terrestri e acquatici, dovute all’impiego di fertilizzanti e pesticidi.

La questione è complessa e senza dubbio non esiste attività umana che, se praticata su larga scala, non alteri il mondo in modo più o meno significativo. Sì, l’agricoltura uccide un numero importante di animali ogni anno, ma crediamo che sia fondamentale tenere conto dell’intenzionalità di tutto questo: non è possibile paragonare le morti accidentali e collaterali a quelle sistemiche, legate alla produzione di carne e derivati animali.

Parola d’ordine: fare il possibile

Partiamo col dire che sì, la produzione degli alimenti vegetali non è totalmente priva di ripercussioni sulla vita animale: esistono numerosi studi che hanno cercato di quantificare il numero di vite stroncate dalle attività agricole ogni anno. Premesso che non è nostro interesse confutare queste affermazioni né cercare di negare questa realtà, crediamo che il nocciolo della questione sia altrove

Vegani uccidono animali

Il punto non è cercare di capire se i vegani siano migliori o peggiori di chi consuma carne e derivati animali, né voler mostrare la scelta vegan come totalmente slegata da ripercussioni sulla vita di un numero – magari anche piuttosto considerevole – di animali non umani. Qui vogliamo semplicemente avviare una riflessione: il semplice fatto di non poter essere “perfetti” nei confronti degli animali, non ci dà il diritto di non fare tutto quanto sia in nostro potere per impattare il meno possibile sulle altre vite.

La scelta vegan non è perfetta, e sicuramente comporta un certo grado di sofferenza; questo, però, all’interno di una produzione che cerca di ridurre il più possibile lo sfruttamento animale. Scegliere intenzionalmente di non consumare carne e derivati animali è la decisione migliore (attenzione, non perfetta!) dal punto di vista etico e morale; non fare nulla semplicemente perché non si può aspirare alla “perfezione”, non ha senso.

Giustificare la sofferenza e le crudeltà a cui sono sottoposti miliardi di animali ogni anno negli allevamenti non è accettabile a livello etico, tanto più se pensiamo che consumare carne e alimenti animali non è necessario per la nostra sopravvivenza; siamo posti davanti a un bivio, e abbiamo il dovere morale di scegliere di non contribuire consapevolmente alla sofferenza di altri esseri viventi. 

Leggi anche: Un vegano mangerebbe carne se naufragasse su un’isola deserta?

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