DISUGUAGLIANZA ALIMENTARE

Come puoi rifiutare la carne quando ci sono persone che muoiono di fame nel mondo?

Disuguaglianza alimentare: perché una dieta vegana è la risposta. Ecco come la scelta di una dieta plant-based può contribuire a una distribuzione più equa delle risorse alimentari globali.

La disuguaglianza alimentare: facciamo chiarezza

Una delle critiche più comuni rivolte ai vegani è:

“Come puoi rifiutare la carne quando ci sono persone che muoiono di fame nel mondo?”.

Questa domanda, che potrebbe sembrare provocatoria o retorica, sottolinea una preoccupazione genuina per la disuguaglianza alimentare che affligge il nostro pianeta. Tuttavia, ciò che molti non realizzano è che il veganismo, al di là di una scelta etica personale, rappresenta una risposta concreta e strategica a questo problema globale. Esaminando i dati e comprendendo l’interconnessione tra produzione alimentare, risorse e consumo, emerge un quadro chiaro: scegliere una dieta vegetale non solo rispetta la vita animale, ma può anche contribuire significativamente a ridurre la fame nel mondo e a garantire una distribuzione più equa delle risorse.

la disuguaglianza alimentare

La disuguaglianza alimentare: un imbalance preoccupante

Viviamo in un’epoca contraddistinta da profonde disparità alimentari. Mentre in alcune regioni del mondo le persone patiscono la fame e la malnutrizione, in altre si consumano e si sprecano cibi che richiedono un dispendio spropositato di risorse, come carne e latticini.

Il nostro sistema di produzione alimentare attuale opera con una notevole inefficienza: il 36% delle calorie derivanti dai raccolti viene destinato all’alimentazione degli animali, anziché nutrire direttamente gli esseri umani. Questa distribuzione sbilanciata delle risorse alimentari non solo accentua le disuguaglianze globali, ma contribuisce anche alla distruzione degli ecosistemi, alla deforestazione e all’esaurimento delle risorse idriche. In un mondo in cui quasi 690 milioni di persone soffrono la fame (fonte UN), la necessità di rivedere e riformare il nostro approccio alla produzione e al consumo di cibo diventa sempre più urgente.

L’enorme impronta ecologica della produzione animale

La produzione di carne, pesce, uova e latticini ha un impatto  che non può essere sottovalutato. Secondo uno studio approfondito pubblicato sulla rivista Science, benché questi prodotti animali occupino l’83% dei terreni agricoli mondiali, forniscono soltanto il 18% delle calorie consumate a livello globale. Questo squilibrio è ancor più evidente quando consideriamo le emissioni di gas serra: la produzione animale è una delle principali responsabili del rilascio di questi gas nocivi per il clima. La trasformazione di vegetali in proteine animali è un processo altamente inefficiente.

Quando parliamo di “efficienza”, ci riferiamo a quanto cibo (in termini di calorie) possiamo ottenere da una certa quantità di risorse (come terreno, acqua, ecc.). Nel contesto di questo dato, l’efficienza della produzione di cibo animale è molto bassa rispetto a quella del cibo vegetale.

Ecco una spiegazione semplificata:

Consumo di terreni: La produzione di cibo animale richiede molto più terreno rispetto alla produzione di cibo vegetale. Questo perché gli animali, come mucche o maiali, hanno bisogno di mangiare molte piante per crescere e produrre carne. Quindi, per ottenere una certa quantità di carne, avremo bisogno di una grande quantità di vegetali, che a loro volta richiedono molto terreno per essere coltivati.

Calorie: Se consideriamo le calorie come una misura di “energia alimentare”, possiamo dire che otteniamo molte meno calorie dalla carne rispetto a quanto avremmo potuto ottenere se avessimo mangiato direttamente le piante. Questo perché gran parte dell’energia delle piante viene “persa” quando viene trasformata in carne.

Esempio: Se da un pezzo di terreno otteniamo 100 calorie di carne, significa che quel terreno avrebbe potuto produrre 2.230 calorie se fosse stato utilizzato per coltivare direttamente vegetali per il consumo umano. In altre parole, il cibo vegetale è 22,3 volte più efficiente in termini di calorie rispetto al cibo animale.

Implicazioni: Questa inefficienza ha grandi implicazioni quando pensiamo alla fame nel mondo. Se più terreni fossero utilizzati per coltivare cibo vegetale piuttosto che per l’allevamento, potremmo produrre molto più cibo e nutrire molte più persone.

alimentazione vegetale

Dieta Plant-Based: una risposta alla fame nel mondo

Quando ci viene obiettato “C’è gente che muore di fame e tu rifiuti la carne?“, è essenziale riflettere sull’effettiva efficienza delle nostre scelte alimentari. La produzione di carne richiede una quantità sproporzionata di risorse rispetto a quella dei cibi vegetali. Per esempio, per produrre 1 kg di carne, sono necessari circa 15 kg di vegetali: significa che per ogni unità di carne prodotta, sono necessarie 15 unità di mangimi vegetali. In termini più semplici, gli animali devono consumare molto cibo vegetale per produrre una quantità relativamente piccola di carne. Questo squilibrio nella conversione delle risorse non solo ha un impatto ambientale, ma contribuisce direttamente alla disuguaglianza alimentare globale.

Optando per una dieta plant-based, non solo si fa una scelta etica verso gli animali, ma si contribuisce anche a un sistema alimentare più sostenibile ed equo.

Se i terreni attualmente utilizzati per la produzione di mangimi animali fossero riallocati per coltivare direttamente alimenti vegetali destinati al consumo umano, potremmo vedere una drastica riduzione nell’uso delle risorse, fino al 90%. Questo non solo avrebbe un impatto positivo sull’ambiente, ma potrebbe anche aiutare a combattere la fame nel mondo, garantendo una distribuzione delle risorse alimentari più equa e sostenibile.

La scelta di adottare una dieta plant-based non è solo una risposta alle critiche, ma una soluzione concreta e tangibile ai problemi globali di fame e disuguaglianza alimentare. Se veramente ci preoccupiamo di coloro che soffrono di malnutrizione e carestie, allora una dieta plant-based è una delle risposte più efficaci e compassionevoli che possiamo offrire.

Fonti:

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