VEGANOK TG NEWS: online la nuova edizione settimanale

Nuova edizione della rassegna settimanale: in questo video di pochi minuti, ecco le principali notizie curate negli ultimi sette giorni dalla nostra redazione.

Alimentazione vegetale, sostenibilità, etica, personaggi e molto altro: ogni settimana ti raccontiamo il mondo vegan, attraverso le notizie e gli approfondimenti curati dalla redazione di VEGANOK Network. Cosa aspetti? La strada verso il cambiamento inizia dalla consapevolezza!

Guarda il video con tutte le notizie della settimana:

Gli anziani che seguono un’alimentazione plant-based, assumono il 58% in meno di farmaci rispetto ai coetanei onnivori. A rivelarlo è uno studio pubblicato sull’American Journal of Lifestyle Medicine, analizzando l’associazione tra la tipologia di dieta e la polifarmacia, ovvero la necessità di assumere regolarmente cinque o più farmaci. A questa, molto frequente tra le persone anziane, si associano potenziali effetti collaterali negativi dovuti alle interazioni farmacologiche. Secondo gli esperti, gli individui che assumono più di cinque farmaci al giorno hanno un rischio maggiore dell’88% di eventi avversi da farmaci e tassi di mortalità più elevati. I dati raccolti si basano su 328 partecipanti, di età pari o superiore a 60 anni, e i risultati parlano chiaro: una dieta vegana riduce sensibilmente sia la morbilità che il numero di farmaci assunti, anche se associata all’aumento dell’età, dell’indice di massa corporea (BMI) e alla presenza di malattie. Una dieta onnivora, al contrario, corrisponde sia a un aumento della morbilità, che del numero di pillole assunte.

Gli anziani vegani assumono il 58% in meno di farmaci rispetto ai coetanei – Lo studio

Tolstoj diceva che “se i mattatoi avessero le pareti di vetro, saremmo tutti vegetariani“. Oggi la produzione della carne può avvenire sotto gli occhi di tutti, perché non ci sono più crudeltà e sofferenza da nascondere. Dopo il primo stabilimento inaugurato nella città israeliana di Rehovot, ha aperto i battenti in California un’altra realtà dedicata alla produzione di carne coltivata su larga scala. Questa volta, protagonista è la startup di tecnologia alimentare UPSIDE Foods (precedentemente nota come Memphis Meats), che la scorsa settimana ha inaugurato il suo primo impianto di produzione a Oakland, in California, con l’obiettivo di rendere la “clean meat” competitiva sul mercato. L’azienda – già nota per la collaborazione con la chef stellata Dominique Crenn, per servire carne coltivata in vitro nei suoi locali – ha scelto una collocazione emblematica per la sua sede. Mentre i macelli e gli allevamenti sono nascosti e lontani dagli occhi dei consumatori, il Centro di Ingegneria, Produzione e Innovazione EPIC si trova in centro città, nel vivace quartiere di Emeryville a Oakland. Una scelta non casuale, che tocca uno degli aspetti più controversi ed emblematici del consumo di carne, ovvero la volontà di nascondere ai consumatori la realtà della sua produzione.

California, il primo stabilimento che produce carne in laboratorio ha “le pareti di vetro”

Manca poco meno di una settimana alla fine della Cop26, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Tante se ne sono dette e altrettante se ne diranno, ma la vera domanda è: possiamo essere soddisfatti degli accordi raggiunti e dei temi affrontati finora? Nonostante sia stata soprannominata The Cow in the Room (letteralmente, “la mucca nella stanza”) – con un gioco di parole squisitamente inglese, usato per indicare una verità ben visibile, ma che tutti fingono di non vedere – all’inizio la Cop26 ha prodotto il primo, importante, risultato. Con la firma di 114 Paesi, si è raggiunto un patto sulla deforestazione: stop completo a questa pratica entro il 2030 e, dove possibile, impegno per invertire il trend, piantando più alberi di quelli che vengono abbattuti. In poche parole, entro questo decennio i Paesi aderenti dovranno agire in modo da preservare intatte le foreste esistenti. Non male, soprattutto se si pensa che hanno sottoscritto l’accordo anche Paesi come il Brasile, nel mirino degli attivisti per la devastazione dell’Amazzonia, e il Canada – che da sempre considera il legname una risorsa economica imprescindibile. In tutto, i Paesi che hanno accettato l’impegno possiedono oltre l’85% delle foreste mondiali.

Cop26, pochi accordi e nessun accenno agli allevamenti. L’ennesimo buco nell’acqua?

A giovedì prossimo con le notizie della settimana!

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